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Mercoledì, 4 settembre 2002 |
21 settembre 2002: nasce il Club dei Micheli. L'idea del Club dei Micheli l'ha lanciata Michele Milani dall'appennino piacentino. Io e Michele Isman l'abbiamo raccolta con entusiasmo. E così, sabato 21 settembre, a Casa di Bacco, in Val Tidone, sulle colline dietro a Piacenza ci sarà la cena di fondazione del Club dei Micheli.
Notizie tecniche:
- Tutti possono partecipare (chi non si chiama Michele per quella sera sarà nominato "Michele onorario").
- Per partecipare basta scrivermi qui. Quando siamo più o meno quaranta bisogna smettere perchè sennò Casa di Bacco esplode.
- Cosa si mangia e si beve? Quello che ognuno porta per dividerlo con gli altri. Formaggi, salumi, sottoli, antipasti, primi, secondi, arrosti, contorni, dolci e creme, vini e birre... Tutto è benvenuto.
- Come si torna a casa? Meglio non farlo fino al mattino dopo. Nei dintorni ci sono sistemazioni alberghiere per tutte le tasche. Chi vuole l'elenco me lo chieda.
- Se un paio di giorni prima si ha sentore di pioggia si rimanda tutto perchè lo spazio di Casa di Bacco - forno compreso - è all'aperto. Se lì per lì dovesse piovere all'improvvisa ci si può rifugiare nella casa di caccia di Maria Luigia d'Austria (non ci facciamo mica guardar dietro, noi Micheli;-)
12:13:00 AM
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Mercoledì, 24 luglio 2002 |
Il club dei Micheli (e non solo). Il mio omonimo Michele Milani, piacente Michele piacentino con portico sulle colline e casetta annessa denominata Casa di Bacco, lancia l'idea di una serata settembrina sotto il portico per fondare il "Club dei Micheli" (aperto a tutti i Michele e "comunque aperto a tutti coloro che hanno un po' di panzetta, barbetta e buongusto...". Nel caso di persone di sesso femminile, aggiungo io, si può soprassedere sulla barbetta...).
"Non vorrei - scrive Michele - fare una vera e propria cena ufficiale (non ho ancora servizi di piatti per tutti e soprattutto non ho né sguatteri di cucina né lavastoviglie) ma un bel convivio per partecipare al quale condizione dev'essere che ogni partecipante porti qualcosa di goloso dalla propria zona da far condividere/conoscere agli altri. Potrebbe diventare un'appuntamento fisso di fine estate alla Casa di Bacco, è chiaro che se la cosa diventa troppo invadente per la mia casetta, farò in modo di organizzare in spazi più adatti, ma fino ad una trentina di golosoni non dovrei avere problemi..."
Che dire? Michele, sei un grande, io aderisco subito. Chi vuole venire lo scriva nei commenti.
12:12:50 PM
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Lunedì, 15 luglio 2002 |
Zaffiria. Già il nome - Zaffiria - evoca qualcosa di strano, curioso, magico, fantastico... Insomma, roba da bambini. E infatti è il primo centro permamente di educazione ai mass media nato in Italia. Ha sede a Bellaria, sulla riviera romagnola, è finanziato da alcuni comuni della zona, dalla Provincia di Rimini e collabora con l'Università di Bologna, la Cattolica di Milano e Raisat (che non è un'università, ma si cita perchè fa figo). Dietro agli enti e alle sigle c'è la mia amica Alessandra Falconi che con tenacia e testardaggini non comuni dirige Zaffiria dopo averla progettata, spiegata a mezzo mondo, voluta, amata... In pratica Zaffiria fa tante cose, in particolare va nelle scuole a leggere i giornali e a farli con i bambini, insegna i trucchi per non farsi fregare dalla televisione e diventare grandi anche senza la pubblicità.
10:35:17 AM
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Sabato, 13 luglio 2002 |
Vyta: la prima vera *Internet company*. Se riuscirà a nascere davvero, Vyta sarà la prima autentica Internet company della storia. Un'azienda pensata on line, sviluppata on line e "costituita" on line tramite la ricerca di 1000 sottoscrizioni da 1500 euro.
Antonio Tombolini, l'ideatore di Vyta, l'ha definita un'azienda open source e, infatti, si sta sviluppando grazie al contributo di tutti. Proprio come i software open source. Vyta farà commercio on line, venderà su Internet i buoni prodotti della gastronomia italiana e non solo italiana, ha alle spalle idee e persone che da anni si misurano con il web e con l'e-commerce (Antonio Tombolini è stati il fondatore di Esperya, società dalla quale è stato dismesso senza troppi complimenti), ha un progetto serio e un business plan che si può scaricare dalla rete.
Sostenere Vyta significa trovare nuove strade per il commercio elettronico e, secondo me, anche fare un buon investimento. Io ovviamente sottoscrivo.
Le quote che occorrono per partire (e durare certamente tre anni senza chiedere nulla a nessuno) sono 1000 per un totale di 1,5 milioni di euro. Il termine massimo per dare la propria adesione è il 10 agosto. E se non si trovano 1,5 milioni di euro?
Pazienza. La nascita di Vyta non l'ha mica ordinata il dottore...
5:36:11 PM
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Giovedì, 4 luglio 2002 |
Maestro di vita e di albicocche. Grazie a Michele Milani, pubblicitario piacentino, ho conosciuto un ex "grande" della fotografia pubblicitaria, l'autore della prima campagna della Prenatal: Serge Libiszewsky, Sergio da quando vive sui colli piacentini. Ho passato con lui un pomeriggio nel suo rifugio dell'anima, nella val Tidone, a parlare delle albicocche troppo mature, dei gattini appena nati e del Dopoguerra quando Libiszewsky è venuto da Zurigo in Italia "perché mancavano fotografi". E' bello sentire parlare degli anni Cinquanta e Sessanta da un personaggio che ha lavorato per autetiche icone della storia industriale italiana come Adriano Olivetti e passava le domeniche a fare scampagnate lungo l'Adda e il Ticino.
Oggi Sergio è un maestro di vita - nel senso che tu lo guardi e impari come si può vivere con meno problemi e più tranquillità - un distillatore d'albicocche, un viticultore contadino che produce, tra gli altri, un bianco spumeggiante e prorompente, autentico compagno di merende sul prato.
2:02:42 PM
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Domenica, 30 giugno 2002 |
Ustica dimenticata. Non ho scuse, come temo non ne abbia gran parte dei giornali e dei giornalisti italiani. Di Ustica, della strage di Ustica, di quel 27 giugno di 22 anni fa, mi sono proprio dimenticato. Mi sono dimenticato di ricordare che dopo quattro abbondanti lustri tutto è più o meno come prima. Mi sono dimenticato di bussare per chiedere, come una tassa da pagare, verità e giustizia per uno dei capitoli più oscuri della nostra storia. Lo confesso, sono un po' stanco, da giornalista e da cittadino, di vivere in un paese dove i tempi della verità sono infinitamente più lunghi di quelli della memoria. Ustica me l'ha ricordata l'amico Matteo Tassinari che sta conducendo una personale campagna per dire che del Dc9 dell'Itavia e delle 81 vittime di quel tragico schianto, il 27 giugno di quest'anno, non ha parlato nessuno: né Corriere della Sera, né Repubblica, né Messaggero, né Stampa, né Giornale, né Manifesto. Unica voce fuori dal silenzioso coro: Rainews24.
8:53:01 PM
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Ancora su "L'amo e la lenza". Ho parlato con Spartaco Albertarelli, uno dei figli di Mario Albertarelli, l'autore del coinvolgente e introvabile romanzo "L'amo e la lenza". Spartaco mi ha dato la sua disponibilità a verificare la possibilità di concedere la pubblicazione gratuita, on line, de "L'amo e la lenza" (bisogna vedere se i diritti sono della famiglia o, ancora, dell'editore). E' un'idea che mi piacerebbe realizzare per permettere a tutti l'incontro con il più grande scrittore italiano di cose di pesca.
Spartaco mi ha dato anche questa bellissima pennellata sulla pesca e su suo padre: "Sono anch'io parte della generazione Albertarelli e non solo per discendenza diretta. Dalla sua morte, non ho più pescato e penso che non lo farò mai più per tutta la vita, ma ogni volta che mi trovo vicino ad un fiume, anche se sono dall'altra parte del mondo, mi siedo ad ascoltare l'acqua e mi accorgo che la lingua che quel fiume parla è una lingua universale, la stessa che Mario mi ha insegnato a capire quando ero piccolo e mi agitavo per cercare di catturare più pesci che potevo. Lui mi seguiva e, dove io non avevo preso nulla, faceva un lancio e tirava su una trota".
12:14:31 AM
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Mercoledì, 12 giugno 2002 |
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Sabato, 1 giugno 2002 |
La notte del diavolo monco. Primo Pellegrini, Pelle per gli amici, è un anarchico di razza, di quelli in via di estinzione. Irreprensibile e tollerante. Schierato ed umano. Ha più o meno la mia età, ma sembra un uomo di altri tempi. Nella vita si occupa di tossicodipendenti nel servizio pubblico (le brave persone devono stare tutte nel volontariato?) ed è, per me, una persona dalla sensibilità speciale. Pubblico volentieri - e sottoscrivo - la lettera che ha inviato ad alcuni amici.
Cari amici ed amiche,
come sapete ho l'abitudine delle cause perse. Un'altra abitudine che ho è quella di stare con gli sfigati e dalla loro parte (esclusi i destinatari della presente, ovviamente). Tempo fa ho letto un fumetto, uno speciale "Mister No". Il racconto, "C'era una volta a New York" parlava, fra le altre cose, di una gara singolare per musicisti jazz. Per una sera all'anno un famoso pianista jazz tornava in un fumoso locale di periferia dove aveva trascorso i primi anni della sua carriera. Era monco, aveva una sola mano, perchè per una storia di sgarro alla mafia l'altra gli era stata tagliata. Tutti i giovani pianisti jazz di New York potevano suonare in quella sera davanti a lui, con l'accompagnamento di una band. E quando uno di loro gli piaceva, gli chiedeva di "prestargli una mano" per suonare il piano insieme a lui. Per il fortunato significava trovare ingaggi per suonare e forse, chissà, iniziare una carriera. La serata si chiamava "La notte del diavolo monco".
Questa è una storia molto americana. Ma mi ha ricordato una storia molto italiana, anzi molto riminese. A poco più di 30 anni è morto, in un centro per malati terminali di Hiv, Giuseppe. L'ho scoperto pochi anni fa. Giuseppe era un clarinettista, diplomato al Conservatorio di Pesaro; un clarinettista che amava il jazz. Giuseppe era lo sfigato della mia classe, alle medie. Il più sfigato di tutti. Quello che tutti prendevano per il culo: perché era povero, perché era timido, perchè era vestito di stracci. Perchè stava sempre all'ultimo banco, e quando era interrogato faceva scena muta. Perché era stato bocciato alle medie per 3 anni. Perché c'era stata anche una petizione di tanti genitori per bene che non lo volevano vicino ai loro bravi ragazzi. Ma Giuseppe, malgrado tutto questo, suonava il clarinetto come un dio. Io l'ho sentito tante volte. Giuseppe amava il jazz, e quando poteva lo suonava, ovunque. Nella bottega di calzolaio del nonno, in treno mentre andavamo a Pesaro, al Conservatorio. Io ricordo i suoi occhi, ricordo cosa diventavano. Non era più uno straccione nè uno sfigato: suonava, semplicemente suonava, e si trasformava, diventava una specie di dio del jazz. O almeno così mi sembrava, a me e a tanti altri.
Poi Giuseppe ha conosciuto l'eroina, e gli è piaciuta. Come a tanti altri. Poi l'Hiv, e ne è morto, come tanti altri. Il mio personale dio del jazz è morto, senza tanto clamore e senza far notizia. Uno dei tanti morti di eroina della "Castlaza", della Castellaccia, un quartiere di Rimini, per chi non lo sapesse. Il quartiere che ho abitato anch'io.
Di tutta questa "triste storia" non resta niente, e io non vorrei che fosse così. Per questo vorrei organizzare una "Notte del diavolo monco" in sua memoria, in memoria di Giuseppe, che ha sempre suonato con un clarinetto in prestito dal Conservatorio perchè non poteva comprarsene uno. Una borsa di studio, un concorso per giovani musicisti jazz. Ho trovato una jazz band di Rimini disponibile, quella di Federico Tassani. Ho trovato un patrocinio, quello del Sert di Rimini. Vi chiedo ora la vostra partecipazione, in qualunque modo ed a qualunque titolo vi sia possibile.
Per contattare Primo Pellegrini: primope@tin.it
11:44:20 AM
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Giovedì, 30 maggio 2002 |
I Piccoli Principi. "Siamo diventati tutti attori?"
"No, ma prima non ci conoscevamo e adesso siamo tutti amici..."
Sono queste le battute che sulle note della canzone "io vagabondo" dei Nomadi, hanno chiuso lo spettacolo I Piccoli Principi, il mio debutto, da attore, in teatro. Attori, regista, assistenti, tutti quelli che hanno partecipato allo spettacolo sono genitori di bambini che frequentano il Ceis, la scuola dei miei figli. Con grande emozione abbiamo debuttato davanti a più di trecento bambini e siamo stati applauditi, abbiamo toccano, per un attimo, l'estasi del palco, il *potere* dell'attore. Ed è vero, con Paola (il Piccolo Principe), Viviana (il Fiore), Giammaria (L'Aviatore), Francesca (il Narratore), Luigi (il Servo di scena, nonché l'autore delle foto), Monica (la Volpe), Gilberto (il Re), Gabriele (il Lampionaio) e Fabio (il Regista), siamo diventati più amici. Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme.
Per me, passata la paura, trovarmi nella parte dell'uomo d'affari, del manager alle prese con i conti, è stato qualcosa d'incredibilmente eccitante, una vera vertigine. E pensare che, fuori dal palco, non conosco nessun manager. Oddio, a pensarci bene, uno lo conosco, enogastronomo e manager, per la precisione. Ma questa è un'altra storia (e mi scuso per chi non la comprende, è una nota privata che mi è sfuggita dalla penna...).
2:24:07 PM
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Mercoledì, 29 maggio 2002 |
La paura della morte. Prima o poi capita a tutti di aver a che fare con la morte. Certo, si può esorcizzare l'argomento e far finta che la morte non esista. Ma la morte non solo esiste, ma è forse la paura più grande che abbiamo. Ci fa impressione la morte. Se possiamo la evitiamo. Anche solo come argomento di conversazione. Oggi ho incontrato un caro amico di quelli che la vita conduce su strade diverse dalle tue, quelli che si perdono di vista. La sua compagna sta morendo di leucemia, 34 anni e "aspettative di vita" (si chiamano così) che si contano in giorni più che in mesi. "E' quando dici che non c'è più niente da fare che le persone si allontanano, fanno finta di nulla, ti rifiutano. Anche i medici". Anche i medici, caro M., hanno paura della morte. Ma i medici, forse più di altri, avrebbero l'obbligo di una carezza. Io, per fortuna, non ho paura della morte - ho, ma è diverso, paura di morire - e mi piacerebbe che tutti trovassero il coraggio silenzioso di dire addio, quando è necessario. Un abbraccio grande come, come... come quelli che si danno da bambini.
6:05:17 PM
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Mercoledì, 22 maggio 2002 |
Un pensiero da Kabul. Daniela Binello, giornalista free-lance di grande sensibilità, è tornata da poco dall'Afghanistan. Le ho chiesto un pensiero, mi ha parlato delle donne: "dell'Afghanistan ci sarebbe un mare di roba da dire, di vero c'è che è un posto veramente selvaggio!
Una società priva completamente della parte femminile, dove anche i bambini, necessariamente, fanno giochi indiavolati e violenti. Mi sono presa calci e pietre *ma solo per giocare*!
Detto questo... mi sono innamorata dell'Afghanistan, delle donne che sembrano madonne, col velo dentro e fuori casa (fuori casa pure il burqa), con quegli occhi grigio verdi da sogno, giovani e piene di bambini, sempre recluse nella parte femminile che non deve mai disturbare i maschi..."
In questo suo articolo, Daniela Binella, racconta invece del ritorno a scuola a Kabul.
12:04:27 PM
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Venerdì, 17 maggio 2002 |
Confuso e felice. Meglio di Carmen Consoli. Sono ancora confuso per la cena con la quale ieri, assieme a un po' di amici ho festeggiato il mio compleanno. Felice perché volevo organizzare una grande festa chiamando gli amici da tutto il mondo. Pensavo di dover rinunciare e, invece, inconsapevolmente ce l'ho fatta, grazie a Internet. Sono stato riempito di messaggi d'auguri. Grazie a tutti, di cuore. Confuso invece per la sfilza di buone bottiglie che hanno accompagnato una "frugale" cena a base di torte salate della pasticceria Tino di Rimini (chi le conosce sa di cosa parlo). Abbiamo brindato, per cominciare, con un Bianco delle Colline Novaresi 1999, una meraviglia a base di uve Erbaluce prodotto dall'azienda Bianchi di Sizzano (Novara). Poi il profumatissimo, da bere quasi esclusivamente col naso, Bramaterra Bozzone Costa Giuliano 1989, il sempre ottimo Ghemme di Rovellotti (purtroppo il 1996, niente a che vedere col mitico 1993) e l'imponente Gattinara Vigneto Molsino 1996 di Nervi. Per dessert il più azzardato abbinamento con una Sacher da urlo: Barbera d'Asti Montruc 1999. Forse eravamo davvero confusi, ma l'azzardo ci è parso azzeccato. Mentre scrivo guardo le bottiglie desolatamente vuote allineate sulla mia scrivania[sigma] Sì, confuso e felice. Grazie!
10:20:29 AM
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© Copyright 2002 Michele Marziani.
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Top 10 hits for Pezon et Michel on..
 | 06-09-2002; 10:49:37. |
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