Mai più ad una fiera. Del Vinitaly di Verona ha scritto bene Giallo diVino che pur non c'è stato. Io che ci sono stato ho mal di piedi, ho assaggiato poco, pochissimo, perché per ogni assaggio la tassa da pagare erano 30 minuti di chiacchiere, raramente interessanti, quasi mai utili. Se non ci si fermava a chiedere, non ci si presentava, non si perdeva un po' di tempo, neppure l'odore del vino si poteva sentire.Parlare e poi bere. Mangiare neppure pensarci. Ad assaggio dii vino corrispondeva, al massimo, grissino. Chi avesse servito due polipi e tre acciughe agli avventori sarebbe diventato il re del vino bianco. Con salame e pancetta il re di quello rosso. Dopo aver trotterellato da padiglioni divisi per regioni, per nazioni e poi, a sorpresa, per come capita (padiglione 16), piegato in due dalla fatica ho deciso che a me nelle fiere, in tutte le fiere, non mi vedono più. Sono inutili supplizi fisici e intellettuali, ricettacoli di marchettari pieni di pacagìng, performans, targhet, marchetting e altre parole che francamente non conosco e non capisco.
Meglio, molto meglio, all'interno del Vinitaly, il Sol, il salone degli oli, dove produttori preparati, attenti, sobri, non assaliti da masse assetate presentavano autetici nettari d'oliva. Tra tutti una menzione d'onore al siciliano Paradiso di Lara, autentico concentrato di aromi e di essenze mediterranee e al buonissimo e leggero olio molisano Parco dei Buoi prodotto da Francesco Travaglini a San Martino in Pensilis.
10:04:30 PM
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