Updated: 09-06-2003; 15:51:04.
[Macro error: The file "Macintosh HD:Radio UserLand:www:http:::www.michelemarziani.org:immagini:Mikbotti.jpg" wasn't found.] Vita da disoccupato
Viaggio di Michele Marziani alla ricerca di nuove fonti di reddito.
        

Lunedì, 15 luglio 2002

Vita da disoccupato (4). Ma come, mi dicono gli amici, sei giornalista e sei disoccupato, perchè non ti porponi ai giornali locali? Fossi matto. Se la situazione è tragica a livello nazionale, Rimini, la città in cui vivo, è una piazza ancor più strana per il mercato dei media e, di conseguenza, del lavoro giornalistico. A Rimini nascono di continuo iniziative editoriali che, dopo periodi più o meno brevi, scompaiono lasciandosi dietro una numerosa scia di redattori e collaboratori disoccupati. Basti citare, per chi conosce Rimini e può ripescare nella memoria, le esperienze della Gazzetta di Longarini, della redazione locale del Messaggero o di quella di Mattina/Unità.
Eppure in un bacino di utenza con non più di 250.000 abitanti ci sono oggi tre quotidiani: il Resto del Carlino, il Corriere di Rimini e la Voce di Rimini. A questi si devono aggiungere i due settimanali editi sul territorio: Il Ponte (settimanale diocesano) e Chiamami Città (settimanale/quindicinale "freepress" di costume e informazione, in via d'acquisizione da parte della Cna riminese). Senza voler fare i conti in tasca agli editori o discuterne le scelte, c'è un dato che denota la debolezza di tanta stampa presente nel riminese: il primo quotidiano per diffusione nella provincia di Rimini è il Carlino, ma il secondo non è uno dei due concorrenti locali, bensì Repubblica (che, estate a parte, non ha pagine locali). Un mercato così debole ha portato a strutture editoriali ancora più deboli, leggere, leggerissime, oltre ogni limite di decenza. In più la presenza su un territorio così piccolo di un numero di testate così elevato (alle quali vanno aggiunte anche le emittenti radiofoniche e televisive locali) ha provocato la nascita di un numero elevatissimo - si calcolano in diverse decine di soggetti - di collaboratori giornalisti a tempo pieno.
La debolezza di questo mercato incide anche sulla formazione professionale di base: i ritmi di lavoro nelle redazioni sono sostenutissimi e nessuno insegna nulla a nessuno. Così nascono una gran quantità di giornalisti improvvisati che comunque riempiono le pagine dei giornali. Collaboratori ai quali viene raccontato che sono bravissimi, ottimi giornalisti in modo da compensare con un po' di vanagloria gli scarsissimi emolumenti. In realtà si tratta spesso di persone con grandi carenze formative, giornalisti per intenderci che pensano che "prefettura" e "procura" siano sinonimi (purtroppo è un esempio calzante e neppure il più grave). Va comunque considerato che il livello di formazione basso non può essere un motivo valido per sostenere lo sfruttamento. Questo anche perché, se agli editori vanno bene come collaboratori, come tali hanno diritto ad essere pagati.
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