Appunti di viaggio
Il taccuino di Michele Marziani, giornalista folgorato da Internet, appassionato di cibo e di vino, pescatore impenitente, innamorato della complessità e incuriosito dalla vita.
        

Natale

E' freddo nei campi di neve
la notte,
fra dita disperse dal ghiaccio
e quel poco di wodka rimasta,
avanzata con gli anni.

Natale
dove rimbalza un'eco di guerra
e miracoli si disperdono al sole
tra gocce di vita pensata,
voluta migliore
nei canti cristiani delle chiese di Belfast
nel sangue delle statue di Bagdad
sulle pietraie di Kaiber Pass
oltre quel morso sul labbro
uno schizzo che è storia fermata
cronaca di spicchi di guerra
paravento insondabile di ogni futuro.

Natale
ai bordi della rotaia
in colossali stazioni
dal tonfo d'acciaio e cemento
dove le illusioni dei buoni
distribuiscono pane dolce, cioccolato e tabacco
mai letti caldi per il tempo che resta
così nelle chiese si consumano i riti
di un dio perbene e per tutti
di un giorno cancellato da ogni memoria
e preti di nero addobbati
richiamano sapori di storie lontane
mentre uomini rossi di barbe fasulle
si prodigano nella distribuzione
(doverosa)
di caramelle ai bambini:
felicità in ogni isolato di New York
Milano, Vienna, Berlino
Budapest, parecchi anni orsono.

Natale
tra le candide braccia di donne dal biondo rifatto
dall'occhio cerchiato d'un viola già poco di festa
e mani che contano il prezzo di ogni carezza
solitudine fra il rimorso di essere uomo
su quell'auto ferma la notte del santo
e un amore comprato tra i sensi di colpa
nel bagliore accecante di una bocca che rifiuta i baci
che nessuna moneta può ancora comprare
già, lei non è lì per te.

Natale
ed è una rossa vestaglia il regalo
per l'uomo che vuole Daniela per nome
come nel pacco d'auguri che giunge inatteso
c'è un filo d'inchiostro violento
di chi preferisce le leggi, i doveri
a ogni sogno, a ogni segno d'amore
disteso tra i campi di grano
nell'alcool
che, unico, regala calore.

Natale
per la donna cecena che non riempie i giornali
mentre sbronzi e testardi, in galera
straripano i rivoltosi del sabato notte
i piccoli sovietici senza bandiera
che tra le mani hanno stretto quel niente
sognando libertà che non sanno pensare
godere, volere, gridare
nell'eco scarlatta di una Siberia infinita.

Natale
tra vomito e sangue senza alcuna pietà
compassione, dolore, paura
là, dove malattie secolari si sommano
e AIDS è una sigla, nient'altro
e nomi di polveri dal suono festoso
tintinnano in cuori distratti
di bambini assetati di ieri
coi denti perduti senza colpo ferire
e vene annodate tra i ponti di Amburgo
dove il sogno migliore non è certo il più grande
non è mai colorato.

Natale
laggiù sulle navi di pelle scura
col rollio come nenia invernale
gli stracci imprimono il marchio, il segnale per dire
che negro, zingaro, slavo è comunque diverso
che amore è qualcosa per altri
che Italia non è terra promessa
a volte terra nemmeno
e dio non è qui per nessuno.

Natale
per me che vorrei camminarti vicino
dove parole e vento sono stelle già poco comete
e il riso è forzato quasi come speranza
il cuore palpita intermittente devastazione
il suono è cupo come fonderia di Baviera
e il pensiero è altro, per altri
per giochi barocchi e leggeri.

Natale
quando il passo di dio si fa lieve
sfuggente
lontano dal troppo imbarazzo
vicino alla corda che luccica in cielo
dipinta a memoria costante
di uomini stanchi di attendere ancora
di donne venute dal freddo a cercare
trovare, morire in quei vicoli bui
dove è povero il venditore di doni
così inutile da non accendere mai
quella stella cometa che attira i bambini
quella speranza antica che più il tempo passa
più s'allontana da mani nodose e dolenti
che stringono urlando bestemmie
mentre i bambini muoiono,
per questa notte, nel nome di dio.

Natale
ed ogni fiaccola si fa memoria
di giorni andati, cose credute
forse vezzi di gioventù:
quando muore il giorno, si ferma quel tempo
tintinnante ed austero,
sfavillante e silente
sorridente sull'argine del fiume
di questa vita quasi sempre in piena.



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Last update: 09-06-2003; 16:09:53.