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  mercoledì 16 aprile 2003


Il Salone del Mobile 2003 raccontato da Marina

Il Salone del Mobile 2003

E’ in aprile, è una mostra molto vasta di mobilieri  di ogni genere di arredamento.

Stressati perché le produzioni industriali,quando diventano annuali, danno molti pensieri, in fondo un armadio un divano non è mica una borsetta.

Si pensava, qualche anno fa, di fare diventare la mostra biennale, quasi tutti favorevoli i produttori, tutti gli altri, organizzatori alberghi ristoranti, contrarissimi.

Perché Milano è piena di gente per il salone, in città non si trova da dormire, è tutto esaurito.

In modo molto diverso che a marzo per la moda, si vede a vista la differenza di pubblico, quella degli stracci annoiata e elegantissima alla ricerca del taxi, questa davvero casual e viva, curiosa, come per un happening continuo, con in mano la loro bella guida di Interni. E a piedi. E con lo zainetto.

Il motivo di queste frotte di gente è che il Salone è solo uno dei luoghi dove si fa design, il posto più vasto e ordinato. Oltre quello, ci sono da vedere dozzine di posti dove espongono i giovani architetti, soprattutto stranieri.

Gli spazi messi a loro disposizione sono aree di Milano che non vedresti mai se non ora.

Sempre un po’ fuori mano, nudi e grandi, con i cortili. Bellissimi, di solito, pieni di aria e luce se non piove.

E’ curioso che piova ogni anno i primi due giorni dei sei. Poi arriva primavera, gli stranieri si spogliano un po’, si abbronzano, li vedi che sono felici.

L’occasione unica vede così forti differenze interpretative dell’arredare.

Nel salone, gli industriali, che ne hanno passate di tutti i colori negli anni per via delle tendenze che si datano in dodici mesi  -la casa classica, la minimal, l’acciaio il vetro, il look etnico e mi fermo per pietà-  stanno meglio quest’anno: si sono dati ai grandi alberghi internazionali. E’ il vero business attuale l’arredo nuovo dell’hotel, firmato e su misura, grandi spazi per i divani che sono diventati immensi e sempre bianchi, per i tavoli da conferenze, per un numero impressionante di sedie. Un affare grande davvero, questo, che fa tirare il fiato a tutto il settore: ogni stanza un appartamento, ogni suite una casa, dove si è inserita perfino la cucina e puoi ordinare la tua spesa appendendo la lista sulla maniglia la sera: rucola prosciutto sedano coriandolo due uova fresche panna da montare. Altro che “non si fa servizio in camera”. Oggi 2003 sono pluriarredati e controfirmati pure gli ascensori .

Mi fa piacere. Ho fatto la mia scuola nel periodo dell’Italian Design, trovatami lì  da ragazzina, il motivo semplice fu che Joe Colombo non parlava inglese e non aveva soldi, allora. Ho detto America discovers Colombo! e mi sono trovata occupata per qualche -bellissimo- anno. Era emozionante: stavo in fabbriche sparse intorno a Meda, mi ricordo di Giorgetti, un falegname con un cuore aperto, Colombo gli chiedeva dei fogli di carta, non ce n’era, avevamo solo una bustina di fiammiferi in tre, lui la sua matita, e lì ha disegnato la  sua Elda! Una poltrona ruotante su se stessa, che ti avvolgeva come una cupola, dentro ti arrivava la musica, una scocca di plastica bianca foderata di pelle nera.. e Giorgetti diceva va bene, accidenti, facciamola. Era davvero un schizzo illeggibile, ci voleva coraggio a dire sì. Lui, l’architetto, era felice. Aveva un metro quadro di appartamento e si era messo in vista per il suo attaccapanni minimo (non aveva anticamera) composto da un tassello sul soffitto, qualche catena e maniglia di cuoio che scendevano a pioggia, beh, ci stavano 12 paletots!

Anche la sua luce era un filo che scendeva in verticale senza occupare spazio la Ciclope. Quindi, quando si è potuto allargare, si è allargato, perbacco! Diventato famoso, cambiata la casa, ha ragionato in grande e ha aperto le danze all’arredamento moderno, detto nel mondo Italian Design.

Da lì sono nate molte cose, per esempio le riviste di arredamento, che prima non c’erano proprio. Dove Antonello Mosca dava consigli alle signore e suggeriva “moquette verde oliva con tende in tinta” Che lite, con lui! dura ancora oggi.. E’ stato un gran bel colpo per tutta l’editoria, questa dell’arredamento moderno, e per le nuove addette a tali lavori.

L’altro ieri, la nuova ondata degli stranieri che si sono presi il mercato, tutto. Philippe Starck,

Jean Nouvel, Boris Sipek e così via. Hanno rifatto tutto il design, sedie lampadari 7 nani.

Hanno il merito di avere portato una grande energia, aperto musei per esporre in tutto il mondo,

ripetuto il business d’allora.

E oggi sono i ragazzi, quelli che sono andata a vedere qui a Milano.

Sono tranquilli e senza ansia d’affari. Fanno oggetti speciali e se li fanno a mano, si legge proprio che gli era venuta un’idea e l’hanno voluta realizzare da soli.

Il risultato è di leggerezza e spiazzamento,  proprio quello che piace a noi. Il prezzo è buffo, sempre gigante, perché -riflettevamo io e Kobi- fanno delle fatiche indicibili a prodursene un pezzo e non gli va, davvero e sul serio, di dovere rifare più e più volte un lavoro così duro.

Ho visto delle Thonet imballate in gomme semitrasparenti, davvero di grande bellezza! È nuova e vecchia la  famosa sedia così vestita appena, prego con passione che la Thonet Spa l’abbia vista e abbia quel cuore di Giorgetti, degli industriali brianzoli di allora, e se la metta in produzione come una medaglia.

Ho visto una casina di legno fatta di tapparelle, chiare, larghe. Se le posizioni, con un cordino, in orizzontale, sei proiettato all’aperto e non hai più pareti. Dentro, un gran letto alto e morbido. Mi sono innamorata. Avevo visto una cosa precaria così a Roatan. Anche lei, probabilmente.

Ho visto una pentolaccia da strega, di colori impossibili. Io la voglio, ormai la voglio! Verde pisello. Appoggiata su 3 piedi, con l’acqua che si scalda attraverso una serpentina, da mettere nell’orto per un bagno caldo al tramonto.  Avrò molte visite di bambini quando e se mi arriverà.

I siti sono questi, da tenere d’occhio perché l’ultimo pezzo non è mai presente.

www.laurensvanwieringen.nl, quello della lampada stanca e del tappeto paesaggio,

www.dutchtub.nl, Dutch Delights, quello della pentola,

www.researchdesign.nl, la sedia che dicevo

www.tjeerdveenhoven.com, con il tavolo che fuma ( the road to heaven is paved with tar)  la candela a gas il lampadario che si piega

www.claudyjongstra.com, la moda la inghiottirà presto, troppo bello il suo lavoro a mano sul feltro

www.ons-adres.nl la casa più urgente che c’è.

m


5:50:04 PM    comment []


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