In questi giorni siamo tutti presi dalle notizie sull'Iraq e sulla Corea del Nord, preoccupati per gli sviluppi della situazione, preoccupati dalle possibili vittime. E' certo un sentimento normale, nobile, umano. Molto comprensibile e condivisibile. Tuttavia tutti noi sappiamo che esistono altri conflitti, altre situazioni che hanno generato, e generano tuttora, diseguaglianze e sofferenze. E sono regioni del mondo che tendiamo ad ignorare, forse perchè non vengono caricate 'mediaticamente' con la stessa emotività. Sono conflitti spesso relegati in qualche sgabuzzino oscuro, nella parte meno frequentata dai pensieri nel nostro cervello. Eccone qui una piccola lista parziale:
- Angola: 1.500.000 di morti in 27 anni; 5.000 rifugiati 130.000 mutilati, 100.000 orfani; 4.000.000 di emigrati interni.
- Burundi: 200.000 morti, 400.000 rifugiati, 600.000 emigrati internamente. Più di 20.000 rifugiati dal Congo dall'ottobre 2002.
- Indonesia: gli indigeni di Papua vengono emarginati dalla popolazione, abuso dei diritti civili.
- Balcani: la frammentazione della Jugoslavia ha causato vittime tra la popolazione, un gran numero di rifugiati e pulizie etniche negli anni '90. Attualmente c'è un forte tasso di disoccupazione, larghe fette dell'economia sono controllate dal crimine organizzato che è spesso il terminale per il traffico di droga e di esseri umani.
- Kashmir: Radicalizzazione del conflitto etnico-religioso con atti terroristici. Le divisioni religiose sono aumentate ed il tasso di disoccupazione tocca il 50 %. C'è il rischio di un conflitto nucleare. Entrambi i contendenti (India e Pakistan) commettono sistematiche violazioni dei diritti umani, con casi di mutilazioni tramite acidi e decapitazioni delle donne che non portano il velo.
- Venezuela: agli inizi del 2003, il prezzo del petrolio è aumentato sensibilmente. L'eventuale uso della legge marziale potrebbe aggravere la tensione
- Zimbabwe: dal 1999, l'economia è calata del 15 % e l'inflazione è salita la 100 %. Sotto il dominio di Mugabe gli investimenti sono crollati. La siccità e un programma di redistribuzione delle terre ha messo il 46% della popolazione a rischio di morte per fame. La UE e gli USA hanno imposto sanzioni al paese, aumentando l'isolamento del regime.
- Colombia: circa 3.500 civili vengono uccisi ogni anno ed i rifugiati sono migliaia. Il paese è controllato dai Signori della Droga, sotto l'egida del terrore e della vendetta violenta. I rapimenti hanno minato l'industria del turismo e le multinazionali hanno smesso di investire nel paese.
- Filippine: Bush ritiene che Abu Sayyaf, probabile cognato di Osama Bin Laden, possa svuluppare una rete del terrore in Asia Orientale.
Ho preso queste poche note dal Council of Foreign Relations, un Think Tank americano; si proclama organizzazione di studio indipendente, ma manca all'appello - guarda caso - il conflitto Arabo-Israeliano !!...per non parlare dei milioni di morti in Etiopia a causa della siccità e della carestia. Ma questo piccolo report americano è indicativo di quanto stupido sia anche il nostro affermare 'io non sono di parte, io sono indipendente'. Tutti noi siamo di parte, sempre. Dalla nostra parte ovviamente: ed è una parte automatica, istintuale, potrei quasi dire genetica. Essere imparziali è molto difficile, ed il requisito essenziale è il distacco dal mondo, dalla passione, dal possesso. Quindi nessuno di noi è veramente imparziale.
In ogni caso lo scenario mondiale è dominato dalla tensione e la nostra società mediatica colpisce ormai la nostra coscienza solo oltre una certa soglia: abbiamo sostituito alla Coscienza Vitale la Coscienza Mediatica, perchè è molto più comodo farsi una coscienza grazie al televisore. Voglio dire che i sentimenti di orrore, fastidio, indignazione (e di conseguenza la forte richiesta di 'pace') scatta immediatamente (si può quasi udire il 'click' del transistor nel cervello) soltanto se ci sono le sanguinose immagini (di repertorio o no, non importa) delle vittime civili dei missili 'stupidi'. Se poi ci sono gli USA dietro, allora il pacifismo estrae le bandiere e scende in piazza, al grido giusto ma (posso dire 'un pochino, pochino, ipocrita' ??) di 'not in my name'.
Tutto questo mi pare molto indicativo dello stato del nostro quotidiano 'sentire': l'ipocrisia di chi pensa che la pace sia solo quella necessaria a pacificare la coscienza 'mediatica', il nostro sano egoismo, la assoluta indifferenza per i popoli dell'Africa (di cui intravediamo - talvolta con meraviglia, talvolta con malcelato orrore - le povere donne agli angoli delle nostre strade), il sostenere che 'quelli si ammazzano perchè non c'è democrazia, che ci possiamo fare noi, abbiamo altri problemi (il sindacato, la fiat, berlusconi, fassino, cofferati, la giustizia, cogne, bla, bla, bla) noi che siamo democratici', il fare l'elemosina a chi ci pulisce il vetro della macchina che ci trasporta nel nostro loculo lavorativo (mentre consuma petrolio e 'skifezza' il cielo) con l'orecchio attaccato al telefonino, .....e potrei continuare. Insomma il mondo è giustamente lo specchio della nostra coscienza. Tutti amiamo la pace, certissimamente. Ma solo quando ci fa comodo sentirci 'pacifici', 'pacificati', pronti a poter mangiare il nostro pasto con l'animo sollevato ('mi sono confessato, son dunque purificato, adesso mangio perchè me lo son meritato'). In realtà, il mondo è disuguale perchè noi creiamo diseguaglianza ogni giorno, con gretta coscienza o con stolida incoscienza. Non amo certo la guerra, ma - per favore - guardiamoci negli occhi, e smettiamo di produrre ipocrisia per i nostri bambini.....ne stiamo riempiendo il mondo.
11:57:25 AM
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