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Cos'è per me il Natale? Ho poche idee, ma confuse. Da dove comincio? Dalle mie radici cristiane, mi pare la cosa migliore. Sì, sono cattolico praticante (si dice così, no?), di quelli che vanno a messa tutte le domeniche, ed in maniera convinta, di quelli che si sono sposati in chiesa perché credono che il legame del matrimonio sia sacro, di quelli che battezzano i propri bambini perché convinti della strada che Dio ha segnato per loro. Sento il Natale come una grande occasione per riflettere sull’autenticità del messaggio divino: Gesù è nato. E questo, almeno storicamente, nessuno lo può negare, neppure il più convinto degli atei. Sul perché e sul come questo uomo sia riuscito a cambiare, addirittura a sconvolgere il corso della storia come nessuno mai, se ne discute da duemila anni, e non sarò certo io a dare risposte sicure; ma sull’originalità e sulla validità del messaggio cristiano sì, sono convinto. Poi vengono i regali, i pranzi in famiglia, gli scambi formali di auguri, le luci colorate, le vacanze, le settimane bianche, i “vogliamoci bene” e i “siamo tutti buoni”. E giù con la retorica del Natale consumistico, con le riflessioni scontate su chi lo passa in guerra o con la fame e con i benpensanti falsamente “scandalizzati” da tutto ciò. Oggi il Natale è questo, che ci piaccia o no. E allora? Dov’è andato a finire il messaggio cristiano? Non è più valido? Ci mancherebbe altro, resta validissimo. Il problema risiede, come sempre, nella coscienza dell’uomo. Conosco persone che, pur non avendo la fede, pensano e soprattutto agiscono da veri cristiani nel modo di rapportarsi agli altri, nella sensibilità verso chi ha più bisogno, nell’impegno civile e sociale; viceversa, tanti, troppi credenti “aggiustano” il vangelo secondo le proprie esigenze. E a questa logica non sfugge il Natale. Quale sarà il mio Natale? No, non sarò più buono… non sarò più felice… Spunti per riflettere o discutere sui mali del mondo ce ne sono continuamente, tutto l’anno, così come occasioni per un impegno nel sociale, e per quel che posso non resto mai insensibile. Per questo non sento il Natale come un invito forte all’ “azione”, ma piuttosto come un raro momento intimo. E’ vero, anch’io siederò ad una tavola imbandita, ma accanto ai cappelletti e allo spumante troverò il calore degli affetti più cari, e dopo il pranzo mi fermerò a chiacchierare in salotto con i parenti, magari sorseggiando ancora un po’ di vino. Ecco, la dimensione familiare di questa festa è per me la cosa migliore, il potermi fermare a conversare con persone a cui voglio bene, con le quali di solito scambio appena due parole per la fretta di tutti i giorni, o comunque il fatto stesso di stare insieme per un giorno con l’animo "predisposto" alla gioia, mi fa stare bene. Ed è quello che auguro a tutti voi.
Buon Natale. |